CERSAIE 2025, PUNTO DI SVOLTA?

In questa parte dell’anno, è di default obbligatorio fare un resoconto (il post-fiera) delle tendenze, delle innovazioni e dei principali eventi sulla 42ª edizione di Cersaie, che ha confermato –e ci mancherebbe- la sua leadership globale nel definire le tendenze del settore della ceramica industriale.
Con il concept “A space for architectural design”, l’edizione di quest’anno ha messo in luce il ruolo sempre più centrale della ceramica nella progettazione di spazi abitativi e del ‘contract’ commerciale.
Ma…è poi davvero così? O non è altro che una gigantesca allucinazione o autosuggestione collettiva? Mah…
Io chiamerei la fiera ‘La Misura Sbagliata’: la piastrella standard non esiste più. Esistono solo due categorie: il Formato Extra-Extra-Large (più grande del tuo letto matrimoniale) ed i Piccoli Formati Vintage Decorati (a volte più piccoli della tessera fedeltà del supermercato).
Non c’è via di mezzo. Devi decidere se vuoi vivere su un campo da calcio o in una scatola di cioccolatini.
Scherzi a parte, l’andamento risultante dai bilanci 2024 ormai tutti più o meno pubblicati non mostra una situazione di salute attuale eccellente in modo generalizzato, ci sono poche luci e molte ombre, i prezzi dei vari formati sono ormai cristallizzati a valori del 2019 ed anche meno, e soprattutto «il topo che teme la trappola è già stato intrappolato», cioè i problemi ignorati e non affrontati, quando diventano visibili, a causa dell’ansia e del timore-al pari della presunzione- possono portare a comportarsi in modi che, invece di risolvere la situazione, la peggiorano. La paura stessa diventa il meccanismo che induce a cadere in errore.
D’altra parte, guardate cosa succede quando un cane passa davanti ad un altro cane chiuso nel suo giardino e nel suo recinto. 9 volte su 10 è il cane nel recinto che abbaia a quello libero, perché ha paura. L’edizione 2025 ha comunque cristallizzato alcune macro-tendenze da tempo presenti, ponendo un accento sempre più marcato sulla fusione tra estetica, tecnologia e sostenibilità. Il cuore di Cersaie in fondo sono i prodotti, e le tendenze estetiche esplicite che plasmeranno il design del prossimo biennio-triennio. Questo del biennio sarebbe il logico orizzonte temporale, lo ribadiamo se ve ne fosse il bisogno, a cui dovrebbero tendere tutti, organizzatori ed espositori, per adattarsi al vero ritmo o ‘passo’ organico di introduzione e diffusione sul mercato di questi prodotti. Gli espositori bruciano valore sputtanando i propri prodotti presentandone altri a nastro, gli organizzatori…beh se non capiscono loro che per sopravvivere una fiera deve dare fiato ai suoi polli, non taglieggiarli e costringerli a spese insostenibili, per non parlare del ‘fuori fiera’ che si stroncherebbe da solo nell’anno ‘senza una fiera’. Sulla sostenibilità funzionale: Il tema “green” è ormai uno standard dato per scontato, non fa alcuna differenza. Praticamente ogni azienda ha presentato collezioni con chilometri di simboli e certificazioni ambientali. Dov’è la differenza per il povero rivenditore che dovrà tentare di capirci qualcosa e poi spiegarle alla signora Maria (oggi più probabilmente signorina Martina, Giulia o Federica)?
Le riproduzioni sempre più fedelissime di pietre e marmi sono tangibilmente e visibilmente arricchite dalle varie e complesse tecnologie di stampa ormai davvero ‘3D’ che conferiscono un iper-realismo tridimensionale e tattile. Anche qui, raccontare alle signorine di micro-graniglie, con la farcitura dell’intelligenza artificiale delle grafiche, è la nuova supercazzola.
Molte proposte hanno puntato su superfici ‘soft-touch’ vellutate al tatto, pressoché totalmente antiriflesso ‘ultra-matt’ e pure con elevata classificazione antiscivolo, per coniugare sicurezza e massimo impatto visivo.
Con la riapertura del Padiglione 19, è stata poi data giustamente grande visibilità al settore della posa, critica ed essenziale per l’efficacia delle grandi lastre. E visto l’incidenza del suo costo sulla superficie finita….
La parola d’ordine del marketing oggi invece non è solo ‘replicare’, ‘riprodurre’ o reinterpretare, ma addirittura ‘migliorare’ il materiale naturale, con le superiori performances di resistenza del gres, che altro non è che un vetro sinterizzato con caratteristiche davvero speciali. Alcuni hanno spinto i confini estetici, trasformandolo in superfici che evocano tessuti, carte da parati e fibre naturali, porcellanato che imita la carta crespa, o decori che richiamano la leggerezza delle Foglie Linfa.
La palette di colori si è poi divisa tra toni caldi e naturali (avorio, sabbia, terracotta, ed un sacco di verde salvia) e l’uso di accenti metallici (oro e bronzo) per effetti scenografici e decorativi. L’accostamento di tinte unite con texture 3D plissettate e rigate ha conferito un certo dinamismo alle pareti.
Il Travertino e il Beige/’Terre calde’ sono stati due dei temi estetici e cromatici più forti, segnando momentaneamente il definitivo allontanamento dal grigio freddo in favore di tonalità che richiamano maggiormente il benessere e la natura. Merita un approfondimento specifico su queste due tendenze, che definirei ‘il Trionfo della Naturalezza’.
La Palette Beige e le Terre Calde sono per me ‘ Il Nuovo Neutro’. Il Beige (ECRU??) e le tonalità ‘terrose’ (come il Sabbia-SAND, l’Avorio-IVORY o BONE, il Crema-CREAM e il Senape tenue…ma nessuno ha scritto SENF, ed è sparito il TAUPE, che di fondo è un sorcione, ed il mitico ibrido GREIGE, sostituito da un MIST e da una SUNLIGHT) hanno sostituito il grigio come colore neutro dominante, in linea con il …bisogno (?) di creare un “rifugio” domestico più accogliente (tendenza ‘digital detox’, oh yeah) e senza l’effetto ‘macelleria di lusso’ o obitorio tipica di certi marmi lucidi. La ricerca di ambienti più caldi ed accoglienti ha trovato la sua massima espressione in un’abbuffata epocale di Travertino. Questi colori/textures non sono stati semplici imitazioni, ma vere e proprie ‘reinterpretazioni’ che uniscono la memoria classica con la tecnologia più avanzata di decorazione, stampa e smaltatura. Il Travertino è tutto lineare e pulito, l’estetica si è spostata dal travertino in taglio contro falda ‘cross cut’ con grandi stuccature e buchi al ‘Taglio Vena’ o ‘Taglio in falda’ e grafiche che privilegiano la venatura morbida e lineare. L’obiettivo è creare superfici più discrete, un’eleganza con qualcosa di meno impattante. La finitura “True Touch” è per rendere la ceramica fredda… meno fredda al tatto. Molte collezioni effetto travertino sono state presentate con una finitura satinata o semi-opaca che ne esalta la tattilità, rendendo la superficie quasi cerosa, o setosa, ma mantenendo l’alta resistenza che di solito ne è il limite. Il Travertino è stato uno dei materiali più utilizzati per creare continuità visiva tra pavimenti interni ed esterni (ad esempio con spessore 9 mm per l’interno e 20 mm per l’esterno, spesso con finitura antiscivolo R11).
La continuità Indoor-Outdoor resta un must, nonostante il crollo delle vendite del 20mm per molti marchi importanti dopo il picco del Covid (no, non è il picco del cazzaro di Dunning-Kruger, ma dopo di quello il falsopiano della disperazione per qualcuno in effetti c’è stato).
Il Travertino è stato proposto principalmente in grandi lastre per rivestire-come oramai consueto- intere pareti del bagno o piani cucina e lavabi customizzati. Questo formato enfatizza la continuità della venatura. E’ la replica esatta, fatte le ‘debite proporzioni’, di quanto avvenne passando dal 30×60 al 60×120, che ora è piccolo, è il prodotto base, su cui i grandi spagnoli, vedi il Gruppo Pamesa ed STN, hanno stangato con promo prezzi fiera da paura.
C’è comunque da tempo un certo trend parallelo al gigantismo delle lastre, un ‘RITORNO AL PICCOLO’ anziché al FUTURO… o meglio al passato. Hanno dominato la scena le piastrelle di piccolo formato, anche complesso: non solo ogni brick o metro-tile possibile ed esagonali, listelli e moduli trapezoidali, usati per creare pattern dinamici e geometrici a forte impatto scenografico, spesso in colori pastello, per un look retrò ma sofisticato.
Molti brand hanno mostrato installazioni in cui un unico colore dominante, spesso un Beige caldo o un Panna, è utilizzato in modo estensivo su pavimento, rivestimento, complementi e persino arredo bagno. Questo crea un’atmosfera immersiva, in fondo rilassante rispetto a certi giochi cromatici ‘shock’.
Il Beige è la base perfetta per esaltare textures e decori a contrasto. È stato abbinato a legno chiaro o scuro per un look scandinavo/japanese, motivi a rilievo 3D (come il cannettato) e accenti metallici color oro o bronzo (ed il nero opaco, perfetto per il Calfort…) nella rubinetteria, che creano punti luce intriganti.
In sintesi, a Cersaie 2025, il Travertino e il Beige non sono stati solo una scelta di colore, ma – direttamente dai vari saloni del mobile – una sorta di dichiarazione stilistica che privilegia il comfort e l’integrazione tra la classicità del materiale naturale e la performance del porcellanato di nuova generazione.
Ora, per concludere, rileggiamo tutto quanto detto ma… in chiave semiseria. E’ un collage di considerazioni ironiche ed affettuose lette, sentite o riciclate.
Cersaie 2025: “Gres è Vita”! Benvenuti in BolognaFiere, dove l’unica cosa più grande delle lastre in esposizione è …la fila per il caffè o il biglietto del parcheggio a 24 Euro. Cersaie 2025 è stata un’esperienza ‘epica’, un ‘pellegrinaggio sacro’ per architetti e designers, ora tutti con un nuovo credo: la ceramica può tutto, tranne forse …cucinare la piadina con la mortadella.
Cosa rimarrà in mente?
-Il Dilemma del Travertino: “Ma è Vero???”
La vera star della fiera è stato il Gres Effetto Travertino. Non quello brutto degli anni ’80, ma un travertino così perfetto, così venato, così True Touch (hanno coniato un termine per dirti che è “morbido al tatto”, non scherziamo), da farti venire il dubbio, o il fraintendimento collettivo, la fatidica domanda delle 100 pistole fatta dall’ingenuo visitatore: “Scusi, ma è marmo vero?”. L’espositore- anzi, l’imbonitore- risponde con un sorriso beffardo di superiorità: “No, è gres porcellanato. È meglio! Non si macchia, non si graffia e non richiede un viaggio a Tivoli o a Rapolano per l’estrazione.”
-La Crisi d’Identità: se il porcellanato riproduce il travertino così bene, e il travertino vero costa di più e si rovina, le pietre naturali a un certo punto –disperate- non ci faranno causa per concorrenza sleale?
Presto avremo ‘il gres che riproduce il gres’. Come l’AI che distrugge l’HI (Human Intelligence). Un loop, un circolo vizioso autodistruttivo o autorigenerante? Mah…ai posteri.
-L’Ossessione per la Vena: I designer erano tutti lì, a fissare le lastre enormi, cercando la fuga o l’interruzione della vena, con la stessa intensità con cui un archeologo cerca un reperto. Se la vena è continua per 6 metri, hai vinto un soggiorno in un bagno rivestito tutto… in Travertino Beige.
– La dittatura del Beige e delle tonalità terrose
Il Grigio è morto. Viva il Grigio! Lunga vita ai colori “Sabbia”, “Avorio”, “Panna” e.… “Biscotto Plasmon Spalmabile”. La palette del 2025 è chiaramente ispirata a una colazione non proprio vegana e salutare.
-‘The new neutral’, i produttori hanno inventato 50 sfumature di beige che in realtà sembrano tutte uguali ed indistinguibili, ma con un nome esotico e spirituale come i metallizzati della BMW (tipo: Beige Tibetano, Sabbia Cosmica, Crema Interiore).
L’obiettivo è farti sentire in un “rifugio ancestrale”, anziché al cesso, anche mentre ti stai sbarbando con la lametta o ti pulisci con lo spazzolino da denti.
-Il ritorno del COTTO (ma innamorato della tecnologia). Il cotto è tornato, ma non è quello rustico. È un cotto in porcellanato, che ha fatto yoga, ha preso lezioni di bon ton, ed ora ha una finitura “Ultra-Matt” che respinge ogni sporcizia. È l’unica cosa tradizionale in fiera a non avere paura dell’acqua.
-Un piccolo cenno all’arredobagno: la ‘SPA’ a casa è obbligatoria, anche se nelle nuove costruzioni a fatica è di 4 mq…ebbene, il bagno da tempo non è più un luogo dove si va di fretta. È la nuova ‘sala relax’, dove l’unico rumore ammesso è il gorgoglio zen della rubinetteria moderna –quella nera opaca…, e con forme maledettamente curvilinee, se nel 2024 era tutto squadrato, ora è tutto tondo. Lavabi ovoidali, mobili con angoli smussati. A Cersaie 2025, tutto sembrava disegnato con il compasso.
-Il Cannettato, ovunque: Il motivo a listarelle verticali (cannettato) è stato appiccicato ovunque: sui frontali dei mobili, sui rivestimenti, e ora, come assoluta novità, anche sui lavabi in ceramica! Tra un anno avremo il gres effetto travertino cannettato, ovviamente Beige.
-La Fine del Lucido (o Forse No): abbiamo passato anni a dire che il lappato lucido è volgare, e che l’unica cosa chic è l’opaco (anzi, l’Ultra-Matt). Poi, arriva la lastra ultraglossy con finitura a specchio che riflette l’intera fiera neanche fosse il faro della Lanterna di Genova. La vera tendenza è: fare esattamente il contrario di quello che tutti dicono, ma chiamarlo “contrasto materico sofisticato”. Tra architetti e ‘survival kit’, il Cersaie in fondo è una gara di resistenza. I veri professionisti calcolano il percorso in base alla distanza tra gli stand e la posizione del bar/punto ristoro/cesso meno affollato. L’errore fatale: fermarsi al 19 a guardare una dimostrazione di posa. Ti ritroverai incastrato tra un muletto ed un posatore che incolla una lastra di 100 kg.
Nel frattempo, infatti, la posa è sempre più eroica: i poveri Maestri Posatori competono nell’arena della ‘Città della POSA’, dimostrando di saper incollare lastre di 3 metri con la precisione di un chirurgo, perché la vera arte non è produrle, ma riuscire a metterle in opera senza romperle (e senza rompersi la schiena).
E gli architetti, quei rari eroi? L’architetto lo riconosci subito: indossa occhiali dalla montatura spessa, un dolcevita nero ed ha in mano un rotolo di carta arrotolato da cui non si separa mai, convinto che contenga i segreti dell’universo. In realtà, è il catalogo del nuovo, mitico Travertino Beige.
L’architetto poi esce dalla fiera con una busta che pesa più di lui, piena di campioni di piastrelle (tutti beige, naturalmente). A casa, se non in ufficio, li guarderà per 5 minuti, li metterà in un cassetto e probabilmente non li ritroverà mai più. Quei campioni finiranno per decorare, involontariamente, il fondo di un armadio.
In conclusione: Cersaie 2025 ci ha insegnato che la ceramica è pronta a salvare il mondo, purché lo si faccia con una vena perfettamente continua, in formato gigante e, naturalmente, in una rilassante tonalità Beige.
Ci vediamo l’anno prossimo, con il gres che cambia colore a comando vocale!
Oramai retroilluminarlo è fin troppo banale.

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